Il mercato ICT business italiano continua a crescere e guarda al futuro con fiducia. Le stime per il 2025 parlano di un incremento del 4,5%, per un valore complessivo che sfiora i 44 miliardi di euro. Un trend positivo che, secondo le previsioni, proseguirà anche nel 2026, in linea con l’andamento registrato negli ultimi anni. Questo, in sintesi, è quanto emerge dall’ultimo report Anitec-Assinform “Il Digitale in Italia”.
Questo scenario non è isolato, ma si inserisce in un contesto europeo altrettanto dinamico e in costante evoluzione. Gli investimenti digitali sono ormai un asset strategico per le aziende, che puntano sempre più su tecnologie ICT avanzate per sostenere la propria competitività, migliorare l’efficienza operativa e supportare le strategie di crescita.

A trainare il mercato sono soprattutto i cosiddetti new digital driver: cloud computing, intelligenza artificiale, big data & analytics e cybersecurity. Tecnologie che stanno ridefinendo i modelli di business e che vedono una forte spinta soprattutto da parte delle grandi aziende, in particolare sul fronte dello sviluppo e dell’integrazione dell’AI. Anche le PMI registrano una crescita degli investimenti, seppur con ritmi differenti.
Un dato, però, è trasversale a tutte le dimensioni aziendali: la trasformazione digitale non è più opzionale. Oggi solo il 3,6% delle imprese non ha ancora adottato alcuna tecnologia ICT, una percentuale dimezzata rispetto al 2023. Un segnale chiaro di quanto la digitalizzazione sia diventata imprescindibile per restare competitivi.
Le aziende investono principalmente in device, connettività e sicurezza informatica, ambiti fondamentali per garantire continuità operativa e protezione dei dati. Tra le tecnologie più innovative spicca l’Intelligenza Artificiale, ormai adottata da circa tre aziende su dieci e quadruplicata negli ultimi anni. Il 24% delle imprese utilizza almeno una piattaforma di AI (prevalentemente ChatGPT, seguita da Gemini e Google Cloud AI) per migliorare produttività, automazione e qualità dei processi interni.
Il digitale per l’ottimizzazione dei processi
Lo sguardo è rivolto anche al futuro: nonostante un buon livello medio di digitalizzazione, il 41% delle aziende prevede ulteriori investimenti per rafforzare o aggiornare le proprie dotazioni tecnologiche. In molti casi, i budget ICT sono destinati ad aumentare, con un focus su sviluppo del business, innovazione dei processi produttivi e ottimizzazione dei flussi interni. Gli ambiti maggiormente coinvolti sono comunicazione e marketing, gestione dei clienti e attività di back-office.
Permangono però alcuni ostacoli: risorse economiche limitate e carenza di competenze digitali, a tutti i livelli organizzativi, continuano a rallentare il pieno sviluppo della trasformazione digitale. Eppure, dal report emerge un dato significativo: esiste una relazione diretta tra digitalizzazione e performance economica. Più un’azienda investe in tecnologia, migliori sono i risultati ottenuti in termini di efficienza, riduzione dei costi e competitività. Un rapporto bidirezionale che rafforza ulteriormente il valore strategico dell’ICT.
Il quadro italiano: la digitalizzazione delle PMI
In Italia, il livello di digitalizzazione delle piccole e medie imprese presenta ancora forti differenze territoriali e settoriali. La maturità digitale cresce, ma non in modo uniforme: la media nazionale si attesta a 58,7 punti su 100, con valori più elevati al Nord (60) e più bassi al Sud (57).
I settori più avanzati sono quelli legati alla salute, ai beni di consumo e ai servizi alla persona, mentre ambiti come la manutenzione e la cura della casa mostrano ancora ampi margini di miglioramento.

Le PMI più digitalizzate hanno investito soprattutto nei canali di vendita online, e-commerce ed e-shop, affiancandoli alla gestione di almeno un social network per aumentare visibilità e notorietà del brand. In questo contesto, una strategia digitale integrata, che unisca diversi canali sempre aggiornati e strumenti tecnologici adeguati, rappresenta un fattore chiave per la crescita.
Diverso il discorso per le tecnologie più avanzate: l’Intelligenza Artificiale è ancora poco diffusa tra le PMI italiane, con un’adozione che non raggiunge l’8%. A frenare l’utilizzo sono soprattutto la mancanza di competenze specialistiche, i costi percepiti come elevati e, in alcuni casi, una scarsa consapevolezza del reale valore dell’AI. Dove però viene adottata, l’AI trova applicazione soprattutto in marketing, area commerciale e vendite, contribuendo a ottimizzare processi e migliorare i risultati economici.
L’Intelligenza Artificiale assume quindi una duplice valenza: da un lato può aiutare le imprese più piccole a colmare il gap digitale, dall’altro rappresenta un potente acceleratore di competitività per le aziende più strutturate.
Uno scenario in evoluzione
I dati del 2025 restituiscono un quadro complessivamente positivo, con prospettive di crescita anche per il 2026. Restano ancora ampi margini di miglioramento, ma una cosa è ormai evidente: le tecnologie digitali sono un pilastro imprescindibile per il presente e il futuro delle imprese. Il processo di digitalizzazione è avviato e, ormai, inarrestabile.