Durante l’evento Salotto 2025 organizzato dal Milan Internet Exchange, all’interno del panel “Il futuro delle telecomunicazioni nella UE e il Digital Networks Act”, i principali operatori del settore TELCO in Italia, si sono confrontati sul futuro delle reti digitali e sugli impatti attesi dalla normativa europea ancora in via di definizione. Dagli interventi sono emerse analisi critiche, visioni di mercato e suggerimenti rivolti alle autorità.
Il DNA e l’Europa: una riforma ancora da definire
Il panel, che ha visto anche la partecipazione di Andrea Casu, Vicepresidente della IX Commissione (Trasporti, poste e telecomunicazioni), Giulio Centemero, Capogruppo Lega VI Commissione (Finanze) e Giulia Pastorella, Capogruppo in IX Commissione (Trasporti, poste e telecomunicazioni), ha aperto analizzando i cinque punti chiave annunciati dalla Commissione Europea per il DNA: semplificazione normativa, gestione dello spettro, governance, asimmetrie regolamentari tra Telco e OTT, riforma dell’accesso alle reti.
Ad aprire la parte del panel dedicata agli operatori, l’Avvocato Innocenzo Genna ha spiegato che l’attuale bozza del DNA non è ancora pubblica e che il clima è mutato rispetto alla precedente commissione europea, ora più attenta alla concorrenza e al ruolo degli operatori piccoli e di prossimità.
Renzo Ravaglia, Ceo di FibreConnect: “Non serve concentrazione, serve economia di densità”
In questa seconda parte del panel, il Ceo di FibreConnect, Renzo Ravaglia ha sottolineato la sua posizione “profondamente europeista”, vedendo nella collaborazione continentale la sola strada possibile per la crescita economica e tecnologica. Tuttavia, è stato critico verso il rischio di politiche che favoriscano la concentrazione, sostenendo invece la necessità di avere tanti operatori vicini al territorio e al cliente: “Le economie di scala non sono la vera soluzione, quello che genera valore è l’economia di densità, la capacità di presidiare il territorio, garantire competitività e offrire prezzi bassi grazie alla concorrenza.” Ravaglia ha rappresentato “le centinaia di operatori di prossimità” che mantengono vivo il mercato italiano, resistendo e continuando a investire nello sviluppo della fibra.

Collaborazione e wholesale: mercato, infrastrutture, innovazione
Gli altri operatori che hanno preso parte al panel (Open Fiber, WindTre, Retelit ed Eolo) hanno condiviso la necessità di nuovi modelli di collaborazione, in particolare sul wholesale, per evitare duplicazioni di reti e favorire una penetrazione efficace della fibra ottica anche nelle aree meno centrali
Stefano Mazzitelli, Direttore Commerciale Open Fiber, ha sottolineato quanto sia strategica la collaborazione tra operatori nella realizzazione di infrastrutture capillari, insistendo sulla necessità di mantenere una genuina apertura del mercato wholesale e di investire nell’innovazione infrastrutturale. Open Fiber considera fondamentale che il DNA crei un ambiente che favorisca sia la concorrenza (per abbassare prezzi e aumentare qualità), sia la cooperazione operativa per evitare sprechi e doppioni nelle reti di nuova generazione.
Ruggero Slongo, Chief Operating Officer di Retelit ha espresso preoccupazione soprattutto per la parte legata alla regolamentazione dell’accesso a cui sono contrari, e ha sottolineato la propria attenzione verso modelli regolatori flessibili che consentano alle aziende italiane di rispondere in modo dinamico ai bisogni del tessuto produttivo locale. Nel panel, Retelit ha chiesto che il DNA garantisca una regolamentazione evolutiva, rispettosa delle peculiarità industriali nazionali ma anche sufficientemente uniforme sul piano europeo per consentire investimenti inter-statali e partnership.
Guido Garrone, CEO di Eolo, operatore leader per le soluzioni wireless, ha portato la prospettiva della “neutralità tecnologica”: il DNA, secondo Eolo, dovrà promuovere l’adozione della tecnologia più idonea per ciascun caso, che sia fibra ottica pura o connessioni wireless, senza costringere il mercato dentro modelli tecnocratici o esclusivamente incentrati sulla FTTH. Per Garrone quindi un: “no alla regolamentazione che ammazzi le differenze”.
Roberto Bussolotti, Wholesale Director del Gruppo WindTre che ha recentemente acquisito Opnet, ha rimarcato l’importanza di mettere a disposizione degli operatori minori le proprie infrastrutture, lavorando in sinergia per massimizzare la penetrazione della fibra soprattutto nelle aree meno densamente popolate. WindTre ha ribadito che il vero motore dello sviluppo è la collaborazione tecnologica e commerciale, abbinata a una regolamentazione che non limiti ma, anzi, incentivi investimenti in innovazione.
Il panel ha evidenziato un fronte condiviso sulle grandi direttrici: collaborazione, neutralità tecnologica, modelli wholesale aperti, snellimento della burocrazia, e attenzione alle specificità locali. Ogni operatore, pur dalla propria posizione, ha riconosciuto che il vero obiettivo dev’essere la penetrazione della banda ultra larga e dei servizi digitali su tutto il territorio, senza sacrificare innovazione, concorrenza e pluralismo industriale.
Le sfide per l’Italia: switch-off rame, take-up fibra, regolamentazione troppo lenta
Il tema della migrazione da rame a fibra occupa uno spazio centrale: l’Italia è indietro rispetto agli obiettivi europei di adozione della fibra, nonostante una rete in rapido ampliamento. Gli operatori hanno evidenziato che il passaggio è rallentato da barriere strutturali e da una normativa spesso troppo frammentata e lenta. Renzo Ravaglia ha ricordato come “il rame sia stato pagato dalle bollette di tutti e dunque il passaggio alla fibra è fondamentale e arriverà, switch-off o meno, solo questione di tempo.” Gli investimenti degli operatori di prossimità continuano, motivati dalla convinzione che la fibra rappresenti un futuro sostenibile per il Paese e le imprese.
Cosa chiedono gli operatori al DNA
La richiesta condivisa è dunque che il DNA promuova semplificazione autorizzativa, facilitazione della collaborazione e difesa della sana competizione, evitando il rischio di deregolamentazione che potrebbe favorire oligopoli e la scomparsa degli operatori locali.
FibreConnect, per voce di Renzo Ravaglia, ha evidenziato che la competitività italiana nel settore TLC nasce proprio dalla presenza di tanti operatori, ognuno pronto a investire e innovare per offrire servizi migliori.
Il DNA sarà nei prossimi mesi sotto attenta osservazione, con la speranza che la Commissione Europea sappia valorizzare modelli di collaborazione e pluralità, spingendo il mercato verso una crescita realmente sostenibile e condivisa.